CASA EDITRICE CARABBA
Prontuario delle norme redazionali
Per ottimizzare i tempi e agevolare lo scambio di materiali, gli autori sono pregati di attenersi il più possibile alle seguenti indicazioni e norme redazionali.
1) I testi dovranno essere consegnati su cd o via mail in forma definitiva in formato Word.
2) Le note dovranno essere composte a pié di pagina utilizzando esclusivamente il comando Word “inserisci nota a piè di pagina”.
3) Le immagini dovranno essere fornite su cd o via mail nel formato originale possibilmente a 300 dpi di risoluzione. Non fornire immagini inserite soltanto in file di testo. I formati accettati sono i seguenti: .jpg – .jpeg – .TIFF – ; .psd
Note preliminari
Tenendo presente tutte le altre norme della Casa editrice, si dovrà fare particolare attenzione ai seguenti punti che riguardano la sistemazione tipografica o gli interventi sul testo.
1) Ridurre il numero dei puntini di sospensione a tre.
2) Fare attenzione alle parole che vanno in corsivo, come i titoli di opere. Talvolta queste si trovano erroneamente tra virgolette.
3) Eliminare le sigle come “prof.”, “sig.”, “dott.” scrivendo la parola per intero.
4) Usare i trattini medi spaziati (–) e non quelli corti (-) per gli incisi. Sostituire i trattini medi spaziati conaltro segno grafico (virgole o parentesi) nei casi di sovrabbondanza o a fine periodo.
Bibliografia
La bibliografia deve essere consegnata già organizzata in ordine alfabetico o in ordine cronologico di pubblicazione. In caso l’autore lo ritenga necessario, può essere mantenuta anche una divisione interna per sezioni, ognuna delle quali dovrà però essere ordinata secondo i criteri prima indicati. Di norma, la bibliografia va impostata seguendo queste indicazioni
1) Cognome autore e iniziale del nome in maiuscoletto seguito da virgola.
2) Titolo: in corsivo, seguito da virgola; i titoli di saggi o di articoli saranno seguiti da “in” (in tondo) e dal titolo dell’opera di cui fanno parte in corsivo, oppure dal titolo del giornale/rivista da cui sono stati tratti in tondo (maiuscolo e minuscolo) tra caporali « ». In quest’ultimo caso è sempre preferibile indicare anche il numero del giornale/rivista e il mese/anno di pubblicazione o, se si tratta di un quotidiano, la data per esteso.
Seguono nell’ordine (e in maiuscolo e minuscolo tondo): editore, luogo di edizione, data ed eventualmente anche il numero di pagina, separati da virgola.
Esempi:
Citati P., Tolstoj, Longanesi & C., Milano, 1983.
Irving D., Destruction of Dresden, Elmfield Press, London, 1974, [trad. it.: Apocalisse a Dresda. I bombardamenti del febbraio 1945, Mondadori, Milano, 1965].
Nei titoli inglesi le parole vogliono l’iniziale maiuscola, tranne gli articoli, le preposizioni e le congiunzioni, salvo il caso in cui la congiunzione o la preposizione siano la prima o l’ultima parola del titolo. I luoghi
di edizione saranno tradotti in italiano: London (Londra), Paris (Parigi) ecc.
Citazioni
Le citazioni di brani che non necessitino di un particolare risalto o che non superino le due righe di lunghezza vanno incorporate nel testo (cioè di seguito), distinte da esso soltanto dalle virgolette alte “ ” d’inizio e fine della citazione stessa e mai in corsivo.
Esempi:
Questa voce, dice Socrate, “mi sembra di udirla all’orecchio in quella guisa che i coribanti sentono le tibie”.
E decide, di conseguenza, che è suo dovere restare e sottomettersi alla sentenza di morte.
Quando si tratta di citazioni che hanno una certa importanza o che superano le due righe di lunghezza, si mettono a capo in tondo e in corpo 11, senza virgolette o caporali e staccate dal testo di una riga sopra e sotto.
Quando in una citazione si aggiungono parole o frasi, queste vanno messe tra parentesi quadre e in tondo se integrano il testo, in corsivo se lo commentano; quando invece si sopprimono parole o frasi, si mettono tre puntini tra parentesi quadre.
Esempio:
Non essendo ancora arrivato [il corriere di Milano] presumo che le strade siano ancora impraticabili.
Sulla terrazza vidi […] una o due persone [è un po’ troppo non distinguere tra una o due!]
Corsivo
Viene usato per:
1) parole o frasi che si vogliono sottolineare, cioè porre in particolare risalto nel contesto del discorso, dando loro maggior forza espressiva.
Esempio:
La considerava non come una scienza, ma come la scienza.
2) Vocaboli o modi di dire in lingua straniera.
3) Titoli di libri, quadri, sculture, film, canzoni, drammi teatrali.
Es.: I promessi sposi; La Gioconda; Così è se vi pare.
4) Le dizioni cit., op. cit., trad. cit., art. cit. quando hanno la funzione di sostituire il corrispondente titolo di una citazione bibliografica.
5) Le dizioni (N.d.C.), (N.d.A.), (N.d.R.) e (N.d.E.) che si trovano al termine delle note.
6) Le voci onomatopeiche, come quelli che imitano il verso degli animali o i rumori.
7) I segni di interpunzione (solo se fanno parte di una parola, di una frase o di un titolo in corsivo).
Esempio: Quo vadis?
Dialoghi
Per i dialoghi si usano le virgolette basse a caporale: « ». Se però all’interno di un discorso si inserisce un altro dialogo, quest’ultimo dovrà essere tra virgolette alte semplici: ‘ ’.
Esempio: Gesù affermò: «Non coloro che dicono ‘Signore! Signore!’ entreranno nel Regno dei Cieli».
Le battute di dialogo vanno a capoverso quando cambia il personaggio che parla.
Esempio:
«Chi è il prossimo accompagnatore di Elaine?».
«Il dottor Anderson che adesso è con Becky Sanders».
Per quanto riguarda la posizione dei segni di interpunzione rispetto alle virgolette, vedi Punteggiatura nel dialogo.
Indici analitici e indici dei nomi
Ogni voce nell’indice analitico avrà iniziale maiuscola e sarà seguita dalla virgola. Negli indici dei nomi, il cognome sarà seguito dalla virgola, dal nome proprio per esteso (o almeno dall’iniziale puntata) e dalla virgola. Se il nome non è reperibile, si metterà la qualifica. I numeri di pagina, anche se col trattino, vanno scritti completi.
Esempio:
Alessando Magno.
Alfieri, Vittorio, 36-40, 203-205.
Anviti, colonnello, 108-109, 368.
Iniziali maiuscole
Si deve fare un uso molto limitato delle iniziali maiuscole. Oltre ai nomi propri e i termini come Chiesa e Stato quando hanno significato di istituzioni devono avere l’iniziale maiuscola:
1) appellativi storici ormai parte integrante del nome del personaggio.
Esempio:
Filippo il Bello, Lorenzo il Magnifico.
2) Il termine Santo, Santa quando fa parte del nome di una chiesa, di una località o di un’istituzione.
Esempio:
La messa solenne in San Pietro.
3) I termini geografici come Nord, Sud, Oriente, ecc. quando indicano una regione o un gruppo di nazioni.
Esempio:
Il Medio Oriente, l’Occidente contro l’Oriente.
4) I nomi geografici. In quelli composti, il nome comune dovrà avere l’iniziale minuscola e il nome proprio maiuscola.
Esempio:
Il mar Nero, il mare del Nord.
5) Quei termini che designano una particolare epoca o un movimento artistico, spirituale, politico, religioso ecc.
Esempio:
Il Paleolitico; il Neolitico; il Settecento; il Rinascimento.
6) Le denominazioni di enti, istituti, organizzazioni, ecc., ma mettendo in maiuscolo soltanto la prima parola.
Esempio:
La Compagnia generale dell’elettricità, la Comunità economica europea.
7) Le date che esprimono solennità civili.
Esempio:
La festa del Primo Maggio, il Venti settembre, le Cinque giornate di Milano.
8) Madame, Monsieur, Lord, Lady, Sir e le abbreviazioni M.me, Mons., M.lle, Mr., Mrs. vanno in maiuscolo.
9) I sostantivi tedeschi vanno sempre con l’iniziale maiuscola, tranne quelli entrati nell’uso comune della lingua italiana.
Esempio:
lager, kitsch, blitz, leitmotiv.
Note (testo e richiami)
I richiami di nota nel testo vanno messi sempre prima dei segni di interpunzione e, quando ci sono, dopo le virgolette, i caporali o le parentesi. I tutti i casi mai in corsivo.
Esempio:
Hoc erat in votis1; come disse una volta Orazio.
“Il segno è una cosa sensibile”1, come disse una volta Orazio.
La numerazione delle note e dei richiami nel testo deve essere progressiva. Sarà a cura dell’editrice adattare la numerazione ai capitoli. Per le note bibliografiche vanno tenute presenti anche le seguenti
indicazioni:
1) autore in maiuscolo e minuscolo, seguito da virgola; quindi titolo dell’opera in corsivo, seguito da virgola;
infine editore, luogo di edizione, data, eventuali riferimenti di pagina, ecc.
Esempio:
Mitry J., Storia del cinema sperimentale, Mazzotta, Milano, 1971, pp. 18-21.
2) Per il riferimento all’unica opera già citata di un autore si usa op. cit. (oppure art. cit. se si tratta di un articolo) eliminando tutte le indicazioni successive al titolo (salvo riferimenti diversi a volume, pagine ecc.);
Esempio:
Mitry J., op. cit., pp. 28-32.
Il rimando ad autore e opera già citati si scrive Ibidem (in corsivo); nel caso si faccia riferimento a un’opera già citata, ma a un diverso numero di pagina, si utilizza Ivi, seguito dal numero di pagina.
Esempio:
Cfr. Ibidem. o Cfr. Ivi, p. 7.
Altre abbreviazioni da usare nelle note sono:
pagina, pagine= p., pp.;
seguente, seguenti= sg., sgg. (non preceduto dalla e);
volume I, II ecc.= vol. I, II ecc.;
due volumi, tre volumi ecc.= 2 voll., 3 voll. ecc.;
edizione= ed.;
traduzione= trad.;
tavola, tavole= tav., tavv.;
numero, numeri= n., nn.;
figura, figure= fig., figg.
Parentesi
Per quanto riguarda la collocazione della punteggiatura vedere le norme relative a Punteggiatura. Le parentesi devono sempre essere in tondo anche in un contesto tutto corsivo. L’interpunzione che viene a cadere nel punto in cui viene inserito l’inciso tra parentesi va messa sempre dopo la parentesi di chiusura.
Esempio:
Oggi (giorno di Pasqua), pur con il sole fa ancora freddo.
Le parentesi quadre vengono usate soltanto nei seguenti casi:
1) per contrassegnare le interpolazioni o le eventuali aggiunte del traduttore in un brano citato;
2) insieme con tre puntini per indicare un taglio o una lacuna nel testo citato.
Nelle note le indicazioni tra parentesi tonde, come (N.d.c.), (N.d.t.), (N.d.a.), vanno sempre precedute dal punto fermo.
Esempio:
Lingua mista di arabo, francese, italiano e spagnolo, parlata nei porti del Mediterraneo. (N.d.t.).
Punteggiatura nel dialogo
1) Nella battuta di dialogo il punto fermo o la virgola vanno all’esterno delle virgolette.
Esempio:
«Sarebbe meglio che tu partissi».
Feci cenno di sì. «Sarebbe meglio che tu partissi».
«Sarebbe meglio che tu partissi». Proferì queste parole con violenza.
«Sarebbe meglio che tu partissi», disse aprendo la porta, «e non tornare mai più».
2) Nella battuta di dialogo preceduta dai due punti il punto fermo va sempre all’esterno delle virgolette:
Esempio:
Disse: «Sarebbe meglio che tu partissi».
3) Nella battuta di dialogo terminante con punto esclamativo, interrogativo o con i puntini di sospensione i segni di interpunzione vanno sempre all’interno delle virgolette, cui seguirà altra punteggiatura all’esterno delle virgolette stesse:
Esempio:
Esclamò: «Oh, se tu partissi!».
Chiese: «Non sarebbe meglio che tu partissi?».
Disse: «Nel caso tu partissi… ».
Punteggiatura nelle parentesi
Si seguono le norme 1), 2), 3) viste a proposito della punteggiatura nel dialogo.
Altre norme
Quando un titolo con l’articolo determinativo iniziale è preceduto da una preposizione, è preferibile usare la preposizione articolata.
Esempio:
Nel Capitale… (non ne Il Capitale); un passo dai Promessi Sposi (non da I Promessi Sposi).
I nomi di riviste e giornali, siano essi italiano o inglesi, vanno in tondo fra caporali « ».
Esempio:
Il «Corriere della Sera», «La Stampa», «Panorama», «The New York Times», «The Sunday Times».
Se all’interno di un passo già chiuso tra caporali « », il titolo di giornale verrà riportato sempre in tondo, tra virgolette alte semplici (dette all’inglese).
Esempio:
Disse: «Mi passi ‘La Stampa’?».
Dopo i tre puntini di sospensione va lasciato sempre uno spazio.
Se una qualunque parola è seguita da i tre puntini di sospensione, tra quella e i puntini non va lasciato mai uno spazio.
Per qualunque ulteriore informazione scrivere a: coordinamentoeditoriale@editricecarabba.it
