Le testimonianze

FILIPPO DE MARCO

Un giorno di tanto tempo fa Angelantonio profetizzò che in meno di 30 anni il numero dei lampioni di Taranta sarebbe stato più numeroso del numero dei residenti. Questa sua previsione era arricchita da quell’ironia e quell’autoironia che posseggono solo i grandi spiriti, le belle persone. Angelantonio era una Bella Persona… scusate, ho sbagliato: Angelantonio è una Bella Persona!

Quando si dice che sono sempre i migliori ad andarsene troppo in fretta lo si fa quasi per compiere un luogo comune: nel caso di Angelantonio questa frase è talmente vera che sembra che sia stata coniata apposta per lui…

Ci lascia una Bella persona, uno dei figli migliori di questa Taranta che oggi è ancora più chiusa nella sua mestizia, in una tristezza silenziosa che dentro al cuore non ci dà tregua, che ci scava dentro e lascia profondi solchi di dolore, così profondi quanto era profondo l’affetto verso questo uomo semplice, buono, mite, generoso…

Nel suo nome albergano due verità essenziali…

L’Angelo che a me piace pensare come l’angelo custode: così voglio pensare in questo momento, affidando i miei e nostri giorni a venire alla custodia di chi contempla il Volto di Dio. Così, sentiremo sempre accanto a noi il nostro Carissimo Amico che, parafrasando ancora il tenero mondo degli angeli, già immagino ad insegnare alle anime più fragili come dispiegare le ali e volare nei nostri ricordi, nei nostri sogni e soprattutto nelle nostre preghiere…

Antonio, come il grande Santo di Padova, l’affabulatore di Dio e l’instancabile predicatore le cui Parole meravigliose hanno convertito, e ancora convertono, miriadi di donne e uomini, stuoli di cercatori assetati di Verità e mistero…

Angelantonio era un cercatore, uno di quei cercatori umili, un uomo che chiedeva al Signore e al quale il signore rispondeva e chiedeva a sua volta: spesso i dialoghi più profondi dell’uomo con Dio non si consumano in Chiesa o nelle sagrestie ma nel quotidiano, nelle prove e nelle sofferenze di tutti i giorni, soprattutto quando queste sofferenze sono trasformate in gioia, in dono, in pazienza, in solidarietà…e non sono trasformate in rabbia, maldicenza, astio.

A volte il dialogo tra l’uomo e Dio è pieno d’ironia, di un’ironia che guarisce l’anima e che diventa, senza volerlo, lo strumento per amare gli altri…

Questo è stato, ed è!, Angelantonio…

Un uomo coerente e serio, appassionato e colto, con le sue idee ma con la grande forza di confrontarle; certamente non un uomo “per tutte le stagioni”, ma una persona che ha sempre coltivato e testimoniato una grande massima e cioè che “le idee non valgono per quello che rendono ma per quello che costano!”…

E di queste sue idee immutabili ne riusciva a tirare fuori anche pagine di memorabile e pacifico sarcasmo come quando, tra mille risate, raccontava di essere stato il primo a presentare la lista del Partito Comunista a Taranta e di essere arrivato terzo su tre con due liste DC prima e seconda…E aggiungeva: quando la Politica era una cosa nobile e non un mercimonio…

Angelantonio era un grande lavoratore nel senso che amava il lavoro, la dignità del lavoro, l’inclusività del lavoro, il dono del lavoro, la difesa del lavoro, il lavoro in Sicurezza, l’impegno futuro per il lavoro: per fare tutto questo non si limitava ai discorsi sul lavoro ma praticava nella sua vita l’esempio concreto perché, amava ripetere, che per essere credibili bisogna dare l’esempio.

Io che con lui ho collaborato prima da dipendente e poi, invertiti i ruoli, da suo “superiore” posso testimoniare che non si è mai creata alcuna barriera sui rispettivi ruoli perché l’altissimo rispetto reciproco, la deontologia professionale e, non nascondo, il grande affetto che ci univa, e ci unisce, hanno provveduto a farci conoscere sempre più, nella stima, nella condivisione, nella cultura, nell’amicizia vera quella che spesso non ha bisogno di tante parole…

Ed io stasera sto dicendo tante parole, forse lo sto facendo per esorcizzare le lacrime, forse lo sto facendo sentendomi in debito per le parole che avrei voluto dire ad Angelantonio e che non ho fatto in tempo ad esaudire…

Eppure questo dialogo, Grande amico mio, non finirà questa sera e non finirà con la tua dipartita… certo, la preghiera sarà un veicolo decisivo, lo saranno i ricordi, lo saranno i tuoi familiari che abbraccio fraternamente, lo sarà questa comunità intera che non dimentica e se solo dovesse assopirsi il tuo pensiero starà a me, a noi risvegliare tutti e magari radunarli sotto un lampione, sotto quel lampione che non sarà mai oggetto immobile ma dal quale scaturirà la luce del ricordo, della nostalgia, della speranza di rivederti e ritrovarti, di poterti guardare ancora in quei meravigliosi occhi celesti, così belli che persino il Cielo e il Paradiso non hanno potuto farne  a meno

Ti voglio bene, ti vogliamo bene Angelantonio…

Arrivederci Amico Caro…


MARCELLO DI MARTINO

PER ANGELANTONIO 20 febbraio 2020

Angelantonio, quasi per tutti Antonio, era e sarà sempre il Presidente. 

Presidente della Cooperativa Carecina, presidente dell’Associazione Culturale La Tela del Ragno, segretario cittadino del Partito Comunista Italiano

Sempre disponibile, in prima persona, a metterci la faccia. A non temere le controindicazioni, a non temere le ritorsioni. In un paese, Taranta, dove essere comunisti alla fine degli anni sessanta e gli anni settanta non era facile, anzi. Ci voleva coraggio e forte afflato ideologico. Sulla Lambretta del papà Vittorio, per le strade di Taranta e dei paesi dell’Aventino a partecipare alle riunioni di Partito, ad affliggere i manifesti per i diversi turni elettorali, a sostenere il referendum per il divorzio, ad essere tanto temerario da presentare, con pochi fedeli alla linea nel lontano 1975, una lista proprio con il simbolo della falce e martello alle comunali di Taranta, dove una Democrazia Cristiana, pigliatutto e pronta ad emarginare “i diversi” del paese, ebbe la sfacciataggine di candidare due liste dello stesso partitoscudocrociato, pur di non avere sugli scranni del Consiglio Comunale il diavolo comunista. 

E poi la lunga stagione ideata e vissuta insieme della costituzione della Cooperativa Carecina, a cui lui stesso volle conferire questa denominazione, in barba alla attribuzione di imperio al nostro comune l’aggettivo “Peligna” da parte dei Sabaudi, denotando una autentica conoscenza della storia e delle tradizioni locali. Cooperativa Carecina, con cui ha accompagnato migliaia di turisti nelle Grotte del Cavallone, sviluppando una approfondita conoscenza del mondo sotterraneo e dei principali referenti scientifici del macrocosmo speleologico, e di questi mi preme citarne almeno due, il prof. Ezio Burri e il prof. Jo De Waele

E, a seguire, la lunga ed entusiasmante esperienza dei viaggi in America Latina, in Ecuador, in particolare. Dove con la sua inconsueta umanità aveva intrecciato relazioni, costruito rapporti di profonda amicizia, sviluppato vicinanze sentimentali. Curioso di conoscere la civiltà Inca e la popolazione autoctona latinoamaericana, con una attenzione forte nei confronti delle etnie delle aree interne, ancora abitate da comunità povere e bisognose di assistenza per lo sviluppo. La lana di alpaca, i tessuti, i tappeti e la maglieria, i tantissimi prodotti dell’artigianato ecuadoregno. Ricordava, nei suoi tanti viaggi in Ecuador, il volo surreale a ridosso della prima guerra del Golfo su un aereo semivuoto, su cui le hostess lo invitavano a variare il posto per garantire il giusto equilibrio di peso sull’aereo.Aveva, a seguito di questa formidabile esperienza d’oltre oceano, assunto i modi e la cultura di cittadino del mondo, con una naturale propensione a relativizzare, a ricondurre il tutto nell’alveo dell’universale ed essere così in grado di sorpassare a pié pari quella piccineria di paese che lo aveva ideologicamente emarginato durante la sua prima giovinezza di militantecomunista. Esperienza, questa americo-latina, che lo rese, più di quanto non lo fosse già naturalmente, dichiaratamente aperto a qualsiasi forma di accoglienza dello straniero, per lui apportatore di novità e dispensatore di nuovi modelli culturali, e mai diverso da rigettare.

Approccio culturale e politico, questi appena riferiti, che hanno fatto da substrato e da premessa per fecondare la nascita dell’Associazione Culturale “La Tela del Ragno”.

Nel ripercorrere l’impegno profuso nella Tela del Ragno, senza ombra di dubbio la scelta più “rivoluzionaria” è stato il decidere di chiamare per Le Note de La Taranta 2007 un gruppo musicale di Napoli, del quartiere Scampia, gli A67, che, oltre ad offrire forti emozioni musicali, ha rappresentato con puntualità e con denuncia la grave situazione sociale dell’area napoletana, dove illegalità e violenza indiscriminata continuano ad imperversare e dove risulta sempre più difficile e pericoloso schierarsi contro.

E’ stata una scelta azzardata, perché Angelantonio ci teneva a mettere a confronto realtà diametralmente opposte, isola felice la nostra, trincea aperta e sanguinante la loro. 

E Daniele Sansone, mimo, funambolo ed accattivante intrattenitore degli A67, ci metteva tutti in guardia: non sono solo e soltanto le azioni criminali che alimentano e foraggiano la malavita organizzata, ma anche, e non in maniera più marginale, la diffusa accettazione e condivisione di comportamenti e di modi di fare impregnati di illegalità e intrisi di sopraffazione e di prepotenza. La violenza verbale, l’intimidazione, gli atti vandalici, la negazione della discussione non hanno fatto mai parte del vocabolario e della consuetudine comportamentale di Angelantonio.

Sempre a nostro fianco, sempre a mio fianco, sempre fedelissimo compagno di strada, acuto, saggio, sempre con un occhio verso la luna e mai verso il dito. 

Non si può immaginare quanta gioia Angelantonio sprigionasse dai suoi occhi cerulei il giorno della elezione di un primo sindaco di Taranta dichiaratamente comunista. E, questoaccadimento è stato per Angelantonio un sogno che si andava avverando.

Non posso esimermi, per finire, dall’esprimere, per questo e ancor di più in questa triste ora,la mia più sentita e personale riconoscenza nei confronti di Angelantonio, amico per la pelle, fedele, coraggioso, autentico, compagno, comunista davvero, che non si è mai sottratto a dire la propria, che ha esercitato il diritto di critica senza filtri o sottomissioni, che mi ha pubblicamente difeso in occasioni di volgari offese. Un porto sicuro per la nostra famiglia, ogni volta che mettevamo piede a Taranta, un punto di riferimento e di ispirazione e di vicinanza senza condizioni. 

Per tutti noi era casa e faceva parte della nostra famiglia. In qualche senso la famiglia che ti scegli, di giorno in giorno. 

E poi la sua inconfondibile discrezione, che lo portava naturalmente a rifuggire da qualsiasi forma, seppur embrionale, di pettegolezzo, a non usare mai il bisturi della curiosità morbosa, ad ascoltare più che a sproloquiare, ad assicurare il suo contributo alla discussione senza mai prevaricare le posizioni degli altri. Insomma, un profilo umano difficilmente rintracciabile nel microcosmo locale dove ancora vigono frattaglie di omertà e di passività quiescente. 

Angelantonio ha fatto della coerenza il suo dettato di vita. Un filo indelebile e invisibile ha collegato la sua vita al suo pensiero. Pensare e vivere è stato un tutt’uno, senza compromessi, senza paure e senza infingimenti. 

Tutti i ragazzi di Taranta dovrebbero prenderne esempio e capitalizzare il suo insegnamento, per la sua condotta di vita trasparente, per la sua fermezza ideologica, per la sua attenzione quotidiana al proprio genitore, per la sua apertura mentale, per la sua testimonianza valoriale rivolta all’eguaglianza ed alla solidarietà. Sono certo, che con la sua ironia e leggerezza, dopo aver ascoltato queste belle parole a lui delicate, esclamerebbe sorridendo: Marcello non ti sembra di esagerare?